Vengono riportati in questo spazio i principali quesiti formulati in questi mesi da colleghi che hanno espresso interessamento e/o curiosità verso il Metodo Solère. Talvolta le risposte riprendono aspetti già specificati ma, per completezza, l’elenco è così esteso:
1.
Ho al mio attivo diversi corsi di terapia manuale
comprendendo anche il trattamento delle catene muscolari, cosa mi
può dare di più questo metodo?
R: Una serie di competenze nuove in grado di ravvivare la professione attraverso un ampliamento del campo d’azione del fisioterapista. Il Metodo Solère valuta la funzionalità del corpo con tre livelli di analisi mentre di solito il fisioterapista non opera che su uno di questi ( sistema osteo-articolare): attraverso la metodologia codificata nella Rééquilibration fonctionnelle esiste la possibilità di fornire una risposta terapeutica per numerosi disturbi, sia muscolo-scheletrici che di altri comparti ( gastrointestinale, uroginecologico e flebologico), nonché per particolari problematiche solitamente gestite con rimedi sintomatici come i disturbi del ciclo del sonno e manifestazioni funzionali di origine emozionale.
2.
Esistono scuole di osteopatia e agopuntura che
richiedono ognuna diversi anni di formazione, com’è possibile apprendere
queste discipline con poche settimane di corso senza che la programmazione
non sia superficiale?
R: La domanda è pienamente giustificata, anche se va ricordato che nelle programmazioni pluriennali esistono di solito moduli affrontati in più incontri durante l’anno e mai a frequenza costante. Detto questo la formazione secondo il Metodo Solère è indubbiamente più rapida perché, rispetto ai programmi consueti, sono state eliminate numerose parti che:
A)sono già dominio della preparazione e dell’abilità del fisioterapista per la sua formazione di base;
B) per la loro provenienza “dogmatica” non hanno nulla a che vedere con una medicina basate sulle evidenze;
C) potrebbero essere trattate per allungare il percorso formativo, ma rivestono un ruolo molto marginale nell’effettivo utilizzo terapeutico.
In riferimento ai punti di agopuntura ad esempio, non sarà importante acquisire una minuziosa preparazione sulla loro localizzazione anatomica, necessaria a chi punge con ago se vuole evitare spiacevoli complicazioni. L’area reflessogena da stimolare è di facile individuazione e non deve comportare la dilatazione del volume orario del corso. Anche la valutazione delle problematiche viscerali risulta priva di complessità rispetto a modalità basate su tecniche sensoriali per i test di mobilità. Tutti questi aspetti, associati ad una recente revisione dell’intera organizzazione pedagogica permetteranno di acquisire preparazione e capacità “non nella tecnica degli osteopati o degli agopuntori, ma nel concetto e nelle scienze che giustificano in parte tali pratiche”.
3.
Ho letto sul sito di modelli terapeutici riproducibili
e ricerca scientifica, caratteristiche difficilmente si accostano
all’osteopatia e alle terapie "energetiche”, in che modo questo
avviene?
R: Il lavoro svolto da Roland Solère negli anni contribuisce a chiarire i motivi per i quali il mondo scientifico ha difficilmente accettato i contenuti proposti dall’osteopatia e dall’agopuntura. Attraverso una meticolosa selezione delle affermazioni, delle pratiche e dei concetti diffuse in queste discipline, unite ad un lavoro di ricerca, verifica e strutturazione logica condotta con estrema competenza, nasce la metodologia che permette di applicare concretamente una serie di modelli terapeutici in modo riproducibile.
4.
Sono fisioterapista/osteopata e attraverso differenti
corsi credo di aver acquisito ottime tecniche ma non sempre nella
didattica veniva discusso in modo completo come elaborare i parametri
della valutazione per formulare il trattamento. Come viene affrontato
questo aspetto?
R: La risposta al quesito è metodologia. E’ fondamentale sapere come nel corpo, quando necessita una compensazione, il mantenimento della funzione avvenga attraverso una modifica del funzionamento. Questo permette di dedurre e decodificare le modalità di comportamento di differenti sistemi fino a comprendere il senso e le necessità di ogni azione, in modo che ogni atto sul corpo rientri in una logica senza nessuna applicazione stereotipata
5.
Ho letto di medicina tradizionale cinese e agopuntura,
ma dal punto di vista legale come è applicabile per noi fisioterapisti?
R: Quello che è chiamato” punto di agopuntura” non è altro che un’area reflessogena attivabile da una reazione microcircolatoria in loco, sia essa fatta da un massaggio in digitopressione, dall’A.M.P.I.sm® o dalla puntura con ago (che induce l’incremento microcircolatorio necessario alla riparazione, in conseguenza della lesione tissutale).
6.
Vedo la particolare indicazione di questo metodo
per la fibromialgia, ma negli ultimi anni non ricordo di aver visto
tanti pazienti con questa patologia. L’applicazione del Metodo Solère è più estesa?
R: Certamente, quello per i pazienti fibromialgici non è che il primo dei modelli terapeutici non farmacologici oggetto di studio scientifico. La fibromialgia è una sindrome dolorosa (in progressiva diffusione) che spesso non risponde al trattamento manuale anche se ben formulato infatti, analizzando la clinica dei disturbi lamentati, difficilmente troviamo una coerenza meccanica. I sintomi riferiti dai pazienti fibromialgici, apparentemente bizzarri per caratteristiche e modalità di comparsa, assumono una logica se interpretati con una metodologia in chiave energetica.
7. Vorrei
fare un corso per inserire nei miei trattamenti anche le competenze
sul sistema energetico e sono riuscita a reperire informazioni sia
su corsi shiatsu che su un altro corso frequentato da una mia collega:
non è che il vostro programma è simile ad altri e si differenzia
solo per il nome?
R: La metodologia elaborata da Roland Solère si avvale di determinati punti già codificati nella cartografia della medicina tradizionale cinese, ma è realmente originale; viene analizzata un’alterazione del ciclo yin/yang, ma sia la logica che il ragionamento clinico e soprattutto la costruzione terapeutica sono molto differenti da ciò che è comunemente detto “trattamento energetico”. La valenza di tutto questo non è differenziarsi da altri ma proporre un metodo di cura non farmacologico rapido negli effetti e in linea con le esigenze dei disturbi riferiti dal paziente.
8.
Com’è possibile che il trattamento preveda solo qualche seduta
di riequilibrazione funzionale, quando normalmente vengono impiegati
cicli di 10-12 sedute?
R: I cicli di terapia estesi per un numero considerevole di sedute sono necessari per la rieducazione della funzione successiva a patologie organiche e danni strutturali. L’indicazione della Rééquilibration Fonctionnelle® è per tutti quei disturbi non conseguenti a lesione organica dove occorre ristabilire una funzionalità persa a carico di uno o più sistemi. Un piccolo esempio: nell’individuo che lamenta un dolore cervicale solo da pochi giorni, pur avendo un chiaro quadro artrosico da diversi anni, sarà sufficiente ristabilire quegli equilibri persi solo recentemente e che hanno ruolo diretto nella comparsa del dolore. Esempio n°2: la sindrome dolorosa mestruale, estremamente diffusa, è sovente trattata in modo sintomatico ma nella maggior parte dei casi risponde ottimamente a 3 sedute di “Normalisation viscerales” che permetteranno di modificare il terreno alla base della sua comparsa.
9.
Ho sempre pensato ai trattamenti “a sfondo energetico” come complemento marginale alla kinesiterapia, oppure per coloro che desiderano trattamenti di mantenimento e relax pur stando bene, ma se ho ben inteso c’è la possibilità di
effettuare delle cure.Come?
R: In terapia il termine “energetico” o “biomagnetico” evoca sovente pratiche e praticanti lontani dalle evidenze scientifiche, a disposizione di individui richiedenti una cura o comunque alla ricerca di un benessere perso. La cronaca e l’infelice esperienza riferita in racconti di malcapitati pazienti hanno talvolta screditato questi termini, ma non possiamo negare l’esistenza di una medicina dalla cultura plurimillenaria come quella cinese. In Rééquilibration Fonctionnelle vengono utilizzati 120 zone riflessogene per curare determinati disturbi nell’ambito di un predefinito confine di utilizzo: proporre una cura oltre le sue normali indicazioni terapeutiche, rende nulla la stessa cura inficiandone la credibilità. Stabilito questo è più facile conoscere, studiare ed apprezzare le potenzialità di un metodo che, impiegando alcuni dei punti costantemente utilizzati anche dai medici agopuntori, presenta una programmazione con modelli terapeutici pienamente riproducibili.
10). Non mi è chiaro
se al termine del percorso formativo viene rilasciato un D.O. riconosciuto e parificabile a scuole di osteopatia con un percorso formativo di più lunga durata. R:
la Rééquilibration fonctionnelle in passato è stata effettivamente proposta con percorsi di formazione che si concludevano con un titolo professionale legato all'osteopatia. Dal 2004 Roland Solère ha rivisto l'intera organizzazione pedagogica del metodo, abbreviando il percorso formativo.
I corsi di formazione hanno l'obbiettivo di integrare nelle conoscenze del fisioterapista un metodo di cura alternativo-complementare alla sua preparazione di base, fondato sui concetti riproducibili dell'osteopatia e della medicina tradizionale cinese: l'attuale organizzazione porta quindi a conseguire un "certificato di abilità" in Rééquilibration fonctionnelle nonchè i crediti ECM, in linea con le esigenze di aggiornamento professionale del fisioterapista.

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